Con la presente nota il Consiglio d’amministrazione del Cosilam, all’unanimità, intende fornire talune delucidazioni in ordine alle argomentazioni contenute nell’ordine del giorno presentato dai consiglieri regionali Daniela Bianchi e Mauro Buschini finalizzato all’accorpamento tra il Cosilam e il Consorzio Asi, iniziativa che è in aperto contrasto con l’azione già avviata da questo ente tesa a razionalizzare i costi e, nel contempo, a individuare un territorio omogeneo che possa rappresentare un nuovo, unico e vero volano di sviluppo economico e sociale per tutto il Lazio Meridionale. 

Occorre, anzitutto, rammentare che il Cosilam nasce nel 2003 proprio per rispondere alle criticità fatte emergere dalle imprese della parte sud della Ciociaria, che lamentavano la completa e totale inefficienza del Consorzio Asi, il quale non metteva in campo le progettualità necessarie per favorire il rilancio degli insediamenti industriali della bassa provincia di Frosinone, sede dello stabilimento Fiat e di tutto il suo indotto. Fu proprio per la necessità di dotare il territorio di un ente che programmasse investimenti mirati nelle zone del Cassinate, della Valcomino e del Distretto del marmo che la Regione, aderendo alla volontà espressa da parte dei Consigli comunali del Cassinate, decise di costituire il Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Lazio Meridionale.
E’ stato sostenuto dai consiglieri firmatari dell’ordine del giorno che il motivo principale del ritorno alla situazione precedente al 2003 sarebbe da individuare nella razionalizzazione dei costi: sul tema, è opportuno precisare che il Cosilam, nella recente assemblea per il rinnovo delle cariche sociali, ha introdotto il gettone di presenza come strumento di remunerazione dei consiglieri di amministrazione, cancellando le indennità e registrando una riduzione della spesa del 50%. Non va dimenticato, altresì, che il Cosilam, come tutti i consorzi industriali, si autofinanzia attraverso l’erogazione di servizi a tariffe agevolate e attraverso le quote dei soci, tra cui non figura la Regione. Non si comprende, pertanto, come si possa concretizzare il tanto sbandierato risparmio per la Regione, risparmio che l’ordine del giorno presentato, aldilà di vuote formule demagogiche, non è assolutamente in grado di garantire.
Mentre i consiglieri in questione dimostrano grande attivismo nel rilanciare un’idea vecchia di oltre dieci anni, è opportuno evidenziare che, seppure ripetutamente sollecitati, ben poco hanno fatto per risolvere il problema del patrimonio. Sin dalla costituzione del Cosilam, in più occasioni, è stato chiesto alla Regione di procedere al trasferimento delle strutture dislocate nel territorio del Cosilam e attualmente gestite dall’Asi. Autorevoli giuristi e tecnici della materia come il prof. Piero Alberto Capotosti (già Presidente della Corte Costituzionale), il prof. Sandro Amorosino (professore ordinario di diritto dell’economia presso l’Università La Sapienza di Roma) e l’ing. Filippo D’Ambrosio (ex commissario straordinario della Cassa per il Mezzogiorno per l’attribuzione del patrimonio) hanno espresso incredulità circa il mancato trasferimento di queste infrastrutture, le quali assicurano una media di 800 mila euro di utili l’anno. A seguito di una perizia, volta a quantificare la stima del danno patito dal Cosilam derivante dal mancato trasferimento del patrimonio, è emerso che esso ammonta a circa 8 milioni di euro. In quest’ottica, sarebbero state più utili iniziative in Consiglio regionale volte alla risoluzione e definizione di questa situazione, sempreché i due consiglieri in questione non pensino che l’iniziativa presentata sia il contributo che essi intendono offrire per la risoluzione del problema.
Inoltre, il Consiglio d’amministrazione desidera informare l’opinione pubblica, i soci e tutti gli stakeholder interessati che il 2 luglio ultimo scorso (e, quindi, ben prima dell’iniziativa dei due consiglieri) ha deliberato uno schema progettuale per l’istituzione di un’unica area per lo sviluppo industriale che unifichi il Cosilam e il Consorzio del Sud Pontino, al fine di centrare l’obiettivo, più volte tentato invano, di unire i due territori, storicamente complementari tra loro. Il legame tra le due aree è stato anche testimoniato negli anni dalla riforma delle circoscrizioni giudiziarie che ha visto l’immissione del circondario del Tribunale di Gaeta nel circondario del Tribunale della città martire, istituendo così un unico territorio giudiziario che va da Gaeta a Cassino. Un altro forte legame è rappresentato dall’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale che vede una forte rappresentanza di studenti del sud Pontino, i quali hanno deciso di proseguire la propria formazione universitaria nell’Ateneo della città martire. Per tali ragioni, si ritiene strategica per lo sviluppo di questo territorio la creazione di una sola area industriale che abbracci tutto il Lazio Meridionale, generando una sinergia tra i settori dell’automotive, della carta, del bacino marmifero, delle zone turistiche della Valcomino, e l’aeroporto di Aquino con il porto commerciale di Gaeta, il settore ortofrutticolo e il settore turistico termale di Suio. Si tratta di un progetto da condividere con tutti gli attori dei territori interessati, sul quale essi saranno chiamati ad esprimere la propria opinione in qualità di unici soggetti abilitati a indicare le più giuste linee strategiche per lo sviluppo del territorio.
Il presente documento, condiviso dall’intero Consiglio d’Amministrazione, verrà inviato a tutti i soci, al Presidente della Regione Lazio, on. Nicola Zingaretti, all’Assessore Regionale alle Attività Produttive, on. Guido Fabiani, a tutti i Consiglieri Regionali e Parlamentari del territorio affinché, nel rispetto delle volontà espresse, possano condividere e sostenere il progetto di aggregazione con il sud Pontino, rigettando l’ipotesi, veramente singolare, di riaggregazione dei due consorzi industriali su base provinciale proprio ora che le province sono in via di abolizione. 
 

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